4 agosto – Il mio sport si chiama solidarietà. Un contributo da 63 mila euro a venti associazioni impegnate nel sociale. A loro l’Università di Palermo destina un euro per ogni studente iscritto, a fronte dei 15 che l’Ateneo per legge versa al Centro universitario sportivo e alle associazioni studentesche per iniziative e manifestazioni.
Archivio Ivano Maiorella
Il giorno più triste
28 Luglio 2014E’ passato un altro giorno triste, quello di un’altra strage di bambini a Gaza. Sette o forse nove, in un parco giochi nel campo profughi di Shati, a nord di Gaza. E la diplomazia è in stallo. Sembra di rivivere quel tragico 28 luglio di cento anni fa, lo scoppio della prima Guerra mondiale, 70 milioni di morti in quattro anni di conflitto.
28 luglio, un giorno triste. Tutto passa in second’ordine di fronte a quello che sta succedendo in Medio Oriente. L’Europa zitta, gli Usa hanno balbettato qualcosa e subito dopo hanno fatto marcia indietro, l’Egitto fermo, Qatar e Turchia guardinghi. I morti sono diventati mille, il rapporto con il numero di bambini uccisi non ha pari, uno su quattro.
28 luglio, pesano tristezza e guerra. Più delle idiozie razziste del futuro presidente della Federcalcio, terza industria del Paese (e anche qui colpisce il silenzio del vertice, del capo dello sport italiano). Più dei numeri della crisi e della difesa strenua del lavoro da parte degli operai della raffineria di Gela. Più delle notizie di profughi in fuga da Siria e Libia. Più di tutto pesa il lutto e l’impotenza. E il silenzio di chi dovrebbe fare qualcosa e non fa.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon è tornato a chiedere un cessate il fuoco immediato dopo che nella notte il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato una dichiarazione unanime per uno stop alle armi a Gaza. Senza condizioni.
Per Netanyahu la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu della notte scorsa ”non tiene conto della sicurezza di Israele”. E la strage prosegue.
Pochi indizi di umanità: basta bambini
21 Luglio 2014530 palestinesi morti in due settimane, 100 dei quali erano bambini. L’attualità di oggi non ci ha risparmiato la storia di una famiglia di nove persone, di cui sette bambini, tutti morti in un raid vicino a Rafah e quella di un’altra famiglia di otto persone, di cui quattro bambini, falciata a Gaza City.
Sempre oggi, un treno con 80 corpicini è partito da Torez, nell’est dell’Ucraina, con ciò che è rimasto delle 298 vittime del volo della Malaysia Airlines abbattuto giovedi’ scorso.
Accuse incrociate, le superpotenze si scagliano invettive, questi due percorsi di guerra sono più ravvicinati di quello che potrebbe sembrare sulle mappe.
I fiori su lamiere, detriti, zaini colorati e peluche portati dagli abitanti della vicina cittadina di Torez sono gli unici indizi di umanità. Troppi ordigni potentissimi armano le mani dei professionisti del sangue, filorussi, ribelli, miliziani.
Altra carneficina, quella in MO. Colpisce il fallimento della politica, della diplomazia e delle organizzazioni sovranazionali. La cronaca di queste ore non lascia speranza. E colpisce un’altra cosa: da parte palestinese 530 morti, da quella israeliana 20. Colpisce la “macabra sproporzione”, la definizione è di Ascanio Celestini su comune.info. Non è una guerra tra due eserciti, è una carneficina senza sosta.
Basta guerre, basta bambini. Oggi è salita forte la voce di Unicef e Save the Children, per “la tutela della salute di tutti i bambini senza distinzioni sociali e religiose – scrive Unicef -, vive con sdegno e impotenza le tragedie di tutto il Medio Oriente, Gaza, Israele, Siria, dell’Ucraina e ovunque ci siano conflitti”. “I bambini, piuttosto che i combattenti, stanno pagando il prezzo più alto del conflitto in corso – grida Save the Children – Una vittima su 5 è un bambino”.
Da tutte le parti sale lo sdegno per l’attuale immobilismo della politica nazionale e internazionale di fronte a simili massacri. Il Consiglio Onu per i diritti umani si riunira’ mercoledi’ prossimo in sessione straordinaria. La responsabilità e il sangue che macchiano per sempre le mani, se ne ricorderanno?
Causale: Medicine Gaza
14 Luglio 2014Questo settimo giorno è stato il più terribile. Da una settimana il mondo brucia e la striscia di Gaza è isolata, le frontiere con Egitto e Israele sono chiuse: le autorità israeliane la chiamano operazione ‘Barriera protettiva’. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon parla di “misure immediate per porre fine ai combattimenti” e intanto sono 40 gli obiettivi colpiti da questa mattina e venti i razzi lanciati dal territorio palestinese contro Israele.
Siamo a 172 morti e oltre 1.200 feriti: Il 30% delle vittime donne e bambini. Questa è la cronaca, cruda. Poi ci sono la diplomazia e la politica, decisamente troppo troppo lontane.
“Gli ospedali sono al collasso, non ci sono medicinali né garze per medicare i feriti. La popolazione è chiusa in gabbia, in un lembo di terra da cui non può scappare, perché i confini sono chiusi”: è questa la testimonianza Luigi Bisceglia, cooperante internazionale del Vis (Volontariato internazionale), raccolta da Redattore Sociale.
“Manca il carburante per alimentare ambulanze e generatori che permettono di far funzionare i macchinari salvavita e le sale operatorie durante le almeno 12 ore al giorno in cui l’unica centrale elettrica non riesce a fornire elettricità. Mancano le sacche di sangue necessarie a soccorrere le migliaia di feriti”. E’ quanto si legge in una nota di Terre des hommes.
Alle iniziative umanitarie partecipano tutte le Ong italiane presenti in Palestina. Tuttavia, per motivi logistici, viene utilizzato il conto di Terre des Hommes Italia come canale per la raccolta.Banca: Monte dei Paschi di Siena Ag.57 Milano IBAN: IT53Z0103001650000001030344 Posta: c/c postale 321208
Causale: Medicine Gaza
Italia giù: meno pane, meno assistenza sanitaria
10 Luglio 2014Gli Italiani sono sempre più poveri e tagliano sui consumi alimentari di base, sulla sanità, sull’assistenza. Impietosi i numeri di questi giorni, un micidiale uno-due da togliere il fiato. Martedi il Rapporto sui diritti globali 2014: il 78 per cento degli italiani ha tagliato persino la spesa per il pane. Mercoledi, Censis e Unipol hanno presentato il Rapporto “Welfare Italia” con famiglie costrette a tagliare in sanità e assistenza. Che cosa significa? Che non c’è più nulla da raschiare, il barattole è vuoto. La politica e il governo ripartano da qui per realizzare fatti, è finita l’epoca degli annunci e dei segnali.
Secondo il Rapporto sui diritti globali 2014 “nessuna area del paese si salva e sono le famiglie più numerose e soprattutto con figli minori quelle più esposte”. Il tasso di occupazione nel 2013 è tornato ai livelli del 2002: 59,8 per cento. Peggio stanno solo i greci (con il 53,2 per cento), i croati (53,9 per cento) e gli spagnoli (58,2 per cento).
Le povertà aumentano per operai, giovani, genitori e cittadini del Sud. La povertà assoluta tocca 1.725.000 famiglie (il 6,8 per cento) e 4.814.000 persone (l’8 per cento), con un aumento sul 2011 dell’1,6 per cento per le famiglie e +2,3 per cento tra gli individui.
La Coldiretti evidenzia come il 78 per cento degli italiani abbia tagliato la spesa per il pane, anche perché il prezzo del pane è aumentato, a volte anche raddoppiato. Anche un’analisi della Coop dice che la spesa per i generi alimentari è attestata nel 2013 a 2.400 euro circa pro capite, un valore da anni Sessanta il 14 per cento in meno sui valori del 2007.
Il Rapporto sui diritti globali 2014, è realizzato dall’Associazione società informazione onlus e promosso da Cgil con la partecipazione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente.
Il Rapporto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’ di Censis e Unipol rivela un altro dato allarmante: frena la spesa privata per sanita’ e assistenza, il welfare familiare è in crisi. Nell’ultimo anno la spesa sanitaria privata ha registrato un -5,7%, il valore pro-capite si e’ ridotto da 491 a 458 euro all’anno, le famiglie italiane hanno dovuto rinunciare complessivamente a 6,9 milioni di prestazioni mediche private e per la prima volta e’ diminuito anche il numero delle badanti che lavorano nelle case degli anziani bisognosi: 4mila in meno.
L’Italia e’ il Paese dell’area Ocse con la piu’ elevata percentuale di familiari che prestano assistenza a persone anziane o disabili in modo continuativo (il 16,2% della popolazione: il doppio, ad esempio, della Svezia). Ma oggi le famiglie sono in gran parte costrette a reclutare le badanti autonomamente attraverso canali informali, le pagano di tasca propria, con forme diffuse di irregolarita’ lavorativa, spesso senza garanzie sulla loro professionalita’ e affidabilita’.
E’ una inversione di tendenza rispetto a un fenomeno consolidato nel lungo periodo per cui le risorse familiari hanno compensato una offerta del welfare pubblico che si restringeva. Non c’è più tempo da perdere.
Al bando l’inchino, da Oppido al Giglio
8 Luglio 2014Che brutta parola, l’inchino. Piegarsi e girarsi dall’altra parte, la falsa coscienza affiora sempre. Che sia quello di mafia o quello del comandante Schettino, che brutta parola l’inchino. Il sindaco, i preti e i carabinieri: sembra il corteo che accompagna Bocca di Rosa in processione. E invece no. De Andrè con quel corteo faceva scandalo negli anni ’60 perché in processione si mischiava “l’amore sacro e l’amor profano”. Oggi è peggio.
L’inchino sotto l’abitazione del boss della n’drangheta, il signore di Oppido Mamertina, cinquemila anime in provincia di Reggio Calabria. Nessuno sa, nessuno ha visto: si prova a giustificare così il sindaco del paese. E i preti? Genuflessi sotto l’abitazione del boss. E la gente? E i facchini della santa? E il parroco che dice messa perché tanto che volete che sia successo. E il solito fango su chi non ci sta, un giornalista del Fatto.
Il vescovo annuncia provvedimenti da Daspo: “fermare le processioni”. Quante volte è successo e le persiane sono rimaste accostate? L’altra sera in questo paesotto qualcosa è andato storto, o forse dritta, per la prima volta. I carabinieri non si sono tolti il cappello e il maresciallo Andrea Marino ha abbandonato il corteo, di quell’assolata giornata di mercoledi 2 luglio.
Eppure qualcosa è successo, la mafia è più sola. La Madonna delle Grazie ha abbandonato il corteo pure lei, anche se la statua di gesso è rimasta lì, vittima di un silenzio e di una paura duri a morire. Proprio come la carcassa della Costa Concordia, ancora lì, monumento al silenzio e alle vittime che sono dietro al gesto servile, l’inchino. In chi cerca di difendersi e di coprire, il bisbiglio diventa ululato.
Mondiali Antirazzisti dal 2 luglio. Presentazione a Bologna il 27 giugno
25 Giugno 2014Tornano i Mondiali Antirazzisti, la storica manifestazione della Uisp – Unione Italiana Sport Per tutti, organizzata con il supporto della Regione Emilia-Romagna, che da 18 anni lotta contro ogni forma di discriminazione. L’appuntamento è nel parco di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, dal 2 al 6 luglio. Come sempre questa festa dello sport e della musica, completamente gratuita, ospiterà squadre da tutto il mondo che arriveranno nel modenese per i tradizionali tornei di calcio a 7, basket, pallavolo, cricket e rugby, e alcune nuove proposte sportive. Tra i molti amici dei Mondiali Antirazzisti anche l’azienda Olio Cuore.
La conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2014 è convocata per il giorno 27 giugno alle ore 12 nella sala stampa della Regione Emilia-Romagna, al dodicesimo piano di viale Aldo Moro, 52 a Bologna.
Interverranno:
Teresa Marzocchi, assessore alla promozione delle politiche sociali e di integrazione per l’immigrazione, volontariato, associazionismo e terzo settore della Regione Emilia-Romagna
Massimo Mezzetti, assessore a cultura e sport della Regione Emilia-Romagna
Stefano Vaccari, senatore della Repubblica
Stefano Reggianini, sindaco di Castelfranco Emilia
Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp
Carlo Balestri, responsabile organizzazione Mondiali Antirazzisti
Natalino Bergonzini, presidente associazione La Città degli Alberi
Natal significa Natale
23 Giugno 2014Partiamo da una partita di calcio per parlare del mondo in cui viviamo. Questo è il percorso: rettangolo di gioco – società, dentro – fuori, campioni – poveri cristi. In alto i ricchi- in basso i poveri. Mae Luiza-Areia Preta, una favela e un quartiere residenziale di Natal, dove si gioca Italia-Uruguay, nello stadio-cantiere Arena das Dunas. Ora c’è un buco, case distrutte e 150 famiglie sfollate, a causa della frana e delle piogge di questi giorni. Echi dal Brasile, impietosi: scioperi, disastri, lotte. Abbandonare questo il Mondiale di calcio? E quelli che verranno?
Proponiamo questa strada: che questo racconto, il racconto del calcio, lasci indietro niente e nessuno. Chi se la sente? Eppure certe società si raccontano col calcio, che cosa volete farci? Le vene aperte dell’America Latina sono il racconto del calcio, senza menzogne e senza retorica. Chi non conosce Edoardo Galeano, nato in Uruguay, scrittore impegnato e stimato in tutto il sud America e nel mondo? Espulso dal suo paese dopo il colpo di stato militare del 1973, fuggito in Argentina e imprigionato anche lì dopo il colpo di stato del 1976. Poi esule in Europa e dieci anni dopo padrone di tornare in patria.
Immaginiamo di metterci accanto a lui e vederci Italia-Uruguay. Accanto ad uno che ti spiega perchè il calcio si è “trasformato in uno degli affari più lucrosi del mondo, che non si organizza per giocare ma per impedire che si giochi”. Accanto ad uno che aggiunge: non snobbare il calcio come fanno alcuni intellettuali incompleti, non usarlo come fanno le dittature.
Non ci si deve vergognare a scrivere di calcio, ad amare il calcio, se si è leali. Edorda Galeano lo è: il calcio è una guerra, forse. Senza sangue, eppure lo è. Mette a nudo lo spirito umano e si nutre delle passioni più vili.
Non si nasconde, però. Una partita è una partita e non ci potrà mascherare un quartiere che sprofonda. Non dimenticarlo. Impara a ragionare, malgrado il calcio. Il calcio è “l’arte dell’imprevisto”. Prendilo così e ragiona, racconta, non ti impigrire davanti al microfono della telecronaca. Il calcio è un’occasione, ingigantisce crepacci sociali altrimenti ignorati. Occorre raccontarli, senza retorica, se no a che serve il calcio?
Galeano ci dice: ama il calcio perché avvicina a dio, impara a odiarlo perché ti fa scoprire che dio non c’è. Racconta il crepaccio, racconta il calcio. Natal significa Natale.
Tom, giornalista e lampadiere
19 Giugno 2014Dieci anni fa se ne andava Tom Benetollo. Era presidente dell’Arci e tante altre cose. Ripensare a lui significa ripercorrere la storia degli arcipelaghi associativi, da quello pacifista a quello ambientalista, attraverso un ventennio, a cavallo tra i due secoli. Benetollo è uno spartiacque che unisce i ricordi, le persone, la voglia di fare. Da Comiso alla ex Jugoslavia, da Genova ai Social Forum, al popolo arcobaleno contro la guerra in Iraq, passando per la nascita del Forum del Terzo Settore, di Banca Etica e di altre reti.
E le nuove esperienze editoriali che partivano dalla cultura delle associazioni. In alcune di quelle occasioni che servivano a buttare giù progetti e sogni di carta stampata e di “comunicazione sociale”, ci conoscemmo meglio. Con l’esperienza del periodico “Sulla Strada”, ad esempio, all’inizio degli anni ’90, nato come supplemento mensile al Salvagente. Insieme a lui c’era un altro indimenticabile dirigente associativo, Gianmario Missaglia, presidente Uisp, anche lui prematuramente scomparso nel 2002.
Benetollo era stato un giornalista quasi a tempo pieno, un “lampadiere” come si definiva, uno che “vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri”. Era stato corrispondente dell’Unità dal Veneto negli anni giovanili dell’Università, a Padova. Mi ritrovai poi nel tentativo di dar vita ad un periodico di approfondimento sul terzo settore, verso la fine degli anni ’90. Lui propose Or.So come titolo della testata, ovvero: organizzazioni sociali. Non se ne fece niente. Nel 2004 curai il “Dizionario del Volontariato”, libro che fu diffuso insieme all’Unità. Era giugno, ci aveva appena mandato il suo pezzo e prima di andare in stampa arrivò la triste notizia della morte. Il libro fu dedicato a Tom, che nel capitolo di cui era autore (dedicato alla “Solidarietà internazionale”) scriveva: “Sei un “animale sociale”. Questa socialità si è allargata al mondo. Sei persona planetaria. L’interdipendenza ti interroga: come vivere la cittadinanza globale? La solidarietà internazionale è consapevolezza della tua responsabilità e dei tuoi diritti. E’ percezione del mondo: senti gli intrecci della tua esisteza”.
E proseguiva: “Se scegli un obiettivo tienilo in mente. Dare continuità alla solidarietà è fondamentale…E fallo con equilibrio: se sostieni un bambino in un campo profughi palestinese, ricordati che c’è da dare una mano alle forze di pace israeliane. Contribuisci a creare legami e dialogo tra chi vive tragedie così grandi”.
E ancora: La libertà di informazione è a rischio nei paesi più ricchi. E’ un lusso in quelli poveri. Intelluttuali e artisti sono spesso esuli. Fai girare le notizie e le culture. E’ importante”. E dagli voce. Ciao Tom.
Il Terzo settore che verrà
16 Giugno 2014“Adesso un mese di discussione e poi parte iter #lavoltabuona”: tweettava così il premier Renzi alle ore 0.1 del 13 maggio. Nel CdM del 27 giugno verrà approvato il disegno di legge delega. Che cosa è successo in questo mese?
Le organizzazioni di terzo settore, grandi e piccole, così come singoli cittadini hanno mostrato di gradire assai il metodo della proposta di Renzi e del governo. Hanno riflettuto e si sono interrogate sul futuro del terzo settore e su loro stesse, ci sono state consultazioni collettive, territoriali, nazionali. Hanno inviato proposte e idee. Sarà #lavoltabuona? Quali sono stati i principali nodi emersi?
La consultazione ha prodotto un dibattito ricco, una “sfida” che ha mostrato quanto ci fosse bisogno di questa scossa. Ecco la dimostrazione del fatto che, oltre al metodo positivo, c’è stato molto di più. Le reti, come il Forum del Terzo settore, hanno alimentato la discussione ed hanno acquistato centralità. Essere parte sociale, non basta dirlo (o sentirselo dire). Nell’interlocuzione col governo, oltre che al proprio interno. Anche i Centri di servizio del volontariato hanno alimentato la discussione, con risultati importanti di risveglio del territorio sui temi nazionali. E’ prevalso un principio: partecipare e fare rete conviene a tutti.
Consultazione significa non dire mai “mi dispiace”…la citazione è di un celebre film degli anni ’70, nel quale si parlava di una storia struggente d’amore. Questi sono alcuni dei temi emersi, elencati alla rinfusa, seguendo il dibattito che c’è stato, raccogliendo interrogativi e proposte. Primo: evitare lo scivolamento verso una lettura unicamente economicista del terzo settore. Secondo: il pubblico non si tiri fuori, sevono politiche, servono risorse. Terzo: nel mare delle cose da fare (riforma elettorale, riforma della giustizia e della pubblica amministrazione, semestre europeo, tanto per dire) il governo dedichi al terzo settore l’attenzione e la specificità che serve. Quarto: approfondire il concetto di “libera scelta” del cittadino, la voucherizzazione dei servizi e le detrazioni/deduzioni non rappresentano una tutela completa ed esaustiva di questo diritto. Quinto: servizio civile, grande palestra di impegno ed educazione solidaristica se a sostenerlo sarà lo stato. Altrimenti rischia di creare sacche di preavviamento sottopagato al lavoro.
La legislazione del terzo settore è molto diversificata, frutto di interventi successivi gemmati negli anni ’90. Sarà importante capire quale sarà l’impostazione giuridica complessiva che il governo darà al nuovo terzo settore. Oltre al contenitore, si sottolinea da più parti, occorre guardare al contenuto complessivo: “che modello di welfare vogliamo?”. Visto che si parla di bisogni sociali e di diritti che connotano la cittadinanza, in Italia e in Europa. Senza dimenticare le adeguate risorse pubbliche, necessarie soprattutto a livello delle amministrazioni locali.